L’ultimo cambio.

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È davvero arrivato il momento?
Questo weekend correrò la mia ultima Madison. Quasi stento a crederci.

Non avrei mai pensato di arrivare qui. Anche perché, anche se avessi smesso di fare competizioni agonistiche, sono sempre stata convinta che avrei continuato comunque a girare in pista, per divertimento. E le Madison sono sempre state la mia gara preferita. La disciplina in cui mi sono sentita più a casa. Quella in cui ho fatto le cose migliori.

La Madison è stata la gara grazie a cui ho conosciuto la mia migliore amica, con cui ho condiviso vittorie e sconfitte. È la gara che mi ha portata in Nazionale. Quella in cui ho vinto un argento in Coppa del Mondo, nel 2022. Una cosa che, se me l’avessero detta qualche anno prima — quando lavoravo, studiavo e correvo allo stesso tempo — non avrei mai pensato possibile.

Quando ero più giovane non sognavo di diventare una ciclista professionista. Non ho mai avuto quel tipo di ambizione. Mi sono semplicemente resa conto, anno dopo anno, che mentre tutti smettevano, io continuavo a pedalare.

Non sono mai stata pagata per farlo.
Ma l’ho sempre fatto ai massimi livelli, correndo contro atlete per cui questo è un lavoro.
E l’ho sempre affrontato come un lavoro, anche se non era remunerativo. Perché per me era — ed è sempre stato — ciò che mi rendeva felice, ciò che mi faceva sentire di essere nel posto giusto, nel momento giusto.

Questa sarà la mia ultima Madison, e avrà inevitabilmente un sapore agrodolce. Dolce e amaro insieme. Perché segna la fine di un capitolo enorme della mia vita sportiva. Di un amore profondo per la pista e per una gara che mi ha dato tantissimo. L’ingresso in Nazionale, due Coppe del Mondo, più di cinquecento gare negli ultimi sette anni.

Se guardo indietro, posso solo sentirmi grata.
In tutte quelle gare, ogni volta che mi trovavo alla partenza di una Madison, mi sentivo a casa. Che corressi con la mia migliore amica, con una ragazza appena conosciuta, con una giovane, con una più esperta, con una più forte di me: sentivo sempre di sapere esattamente cosa stavo facendo.

In quella gara ho costruito un’esperienza enorme. Forse sono diventata una delle poche vere specialiste rimaste, e di questo vado orgogliosamente fiera. Mi piacerebbe un giorno poter trasmettere questa passione e questa conoscenza a qualcun altro.

Per ora, cercherò solo di godermi questo ultimo weekend di Sei Giorni.
Questa tipologia di gare per cui ho vissuto gli ultimi sette anni. Quelle che mi hanno fatto innamorare del ciclismo su pista. Quelle che, in qualche modo, mi hanno anche permesso di andare avanti.

Con questo weekend si chiuderà un capitolo enorme.
So di essere pronta a ciò che verrà, ma so anche che in futuro sentirò nostalgia. E quando guarderò una Madison, penserò sempre a quanto mi piacerebbe essere lì, in pista, a girare ancora.

Allo stesso tempo, però, sono onesta con me stessa. Mi rendo conto di non essere più competitiva. E per quanto faccia male ammetterlo, è arrivato il momento di salutare questa gara che ho amato così tanto.

Voglio farlo con un sorriso.
Godermi le ultime pedalate.
E poi imparare a viverla da spettatrice.

Da lì, iniziare davvero a lavorare sul mio nuovo percorso da velocista.

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