Alla Ballerup Super Arena, ogni anno durante il periodo di Capodanno si svolge una delle gare più particolari e meno conosciute del ciclismo su pista: la Madison da 100 chilometri.
È una gara che oggi sembra quasi fuori dal tempo — lunga, complessa e profondamente legata alla tradizione — eppure rimane uno dei formati più affascinanti ancora presenti nel calendario.
Una gara che nasce dalla tradizione
L’evento fa parte del meeting di Capodanno organizzato dal DBC Ballerup.
Il formato deriva direttamente dalla tradizione delle Sei Giorni, dove resistenza, tattica e collaborazione contano molto più dell’esplosività pura.
Anche se la Madison ha radici profonde nel ciclismo su pista, la versione sui 100 km a Ballerup è un’aggiunta relativamente recente.
È stata introdotta per la prima volta nel 2012, quando l’allora organizzatore delle Sei Giorni di Copenaghen, Henrik Elmgreen, decise di inserire una Madison da 100 km in quella che sarebbe stata la sua ultima edizione come responsabile.
Il formato è tornato nel 2015 all’interno del Nytårsstævne del DBC, diventando da allora un appuntamento fisso.
Su 100 chilometri — 400 giri in un velodromo da 250 metri — questa non è solo una gara di velocità, ma soprattutto una gara di controllo.
Non è una Sei Giorni tradizionale — ma ne mantiene lo stesso DNA.
La velocità cambia tutto
Su una distanza del genere, la gara non è solo lunga — è anche incredibilmente veloce.
Il record della pista del Ballerup Super Arena è stato stabilito nel 2024 da Aaron Gate e Matias Malmberg, che hanno completato i 100 chilometri in 1:45:37, con una velocità media di 56,8 km/h.
Questo significa che tutto — compreso il rifornimento — avviene a una velocità in cui non esiste praticamente margine di errore.
Molto più di una semplice Madison
Per chi conosce il ciclismo su pista, la Madison non è certo una novità.
Ma questa versione è diversa.
La lunghezza della gara cambia completamente le dinamiche:
- il ritmo diventa fondamentale
- il posizionamento conta nel lungo periodo, non solo nei momenti chiave
- gli errori si amplificano su centinaia di giri
Le coppie più forti non sono necessariamente le più veloci — ma quelle che sanno gestire meglio la gara.
Rifornimento… in pista
Uno degli aspetti più particolari di questa gara è qualcosa che oggi si vede raramente nel ciclismo su pista moderno:
il rifornimento durante la gara.
I corridori non escono dalla pista.
Quando sono nella fase di riposo, scendono sulla Côte d’Azur — la fascia azzurra nella parte bassa del velodromo — per ricevere la borraccia dal proprio staff.
Tutto avviene in movimento.
Nel giro di pochissimi giri devono:
- prendere la borraccia
- bere
- lanciarla
- e tornare in posizione per il cambio successivo
Nel frattempo, lo staff — me compresa — corre lungo il bordo pista per recuperare le borracce e tornare rapidamente alla propria posizione, pronto per il corridore successivo.
È caotico, veloce e sorprendentemente preciso.
Lo sviluppo della gara
Fin dall’inizio, il ritmo è stato elevato.
Nell’edizione 2025, è stato subito chiaro che Conrad Haugsted e Robin Skivild erano tra le coppie più forti in pista.
Insieme ai principali avversari, hanno guadagnato subito un giro sul resto del gruppo.
Ma il momento decisivo è arrivato a metà gara.
Con oltre 200 giri ancora da percorrere, hanno conquistato un ulteriore giro, rimanendo da soli al comando.
Da quel momento, la gara è diventata una dimostrazione di controllo.
Alle loro spalle, la lotta per il podio è rimasta aperta fino agli ultimi giri.



Un momento da ricordare
Uno dei momenti più belli della serata è arrivato da due corridori di soli 15 anni, Valdemar Wagner e Johan Andersen.
In una gara di livello elite, sono riusciti a guadagnare un giro sull’intero gruppo — un’impresa rara che ha scatenato l’entusiasmo del pubblico.
La gara femminile
L’evento includeva anche un programma completo dedicato alle donne.
Nella Madison, la vittoria è andata a Ida Fialla e Amalie Dideriksen, confermando il livello e la profondità del movimento femminile all’interno della manifestazione.



Perché è ancora importante
Eventi come questo stanno diventando sempre più rari nel ciclismo moderno.
La tendenza si è spostata verso formati più brevi e più facili da trasmettere.
Ma gare come la Madison da 100 km preservano qualcosa di diverso:
- gare di lunga durata
- profondità tattica
- e un legame diretto con la storia del ciclismo su pista
E osservando l’evoluzione negli anni, è evidente: la gara continua ad andare sempre più veloce.
Considerazioni finali
La Madison da 100 km non è una gara come le altre.
È un formato che costringe corridori — e chi lavora intorno a loro — a pensare in modo diverso.
E forse è proprio per questo che vale ancora la pena guardarla.
Guarda la gara
Se vuoi vedere cosa significa davvero vivere questa gara dall’interno, ho documentato l’intera esperienza qui:
photo credit: Jesper Skovbølle
