Mondiali di ciclismo su pista 2026, giorno 5: Lavreysen conquista l’ottavo titolo consecutivo nello sprint, la Danimarca domina la Madison

L’ultima giornata dei Mondiali di ciclismo su pista di Shanghai ha chiuso cinque giorni di gare importanti anche in ottica olimpica. Harrie Lavreysen ha conquistato l’ottavo titolo mondiale consecutivo nella velocità individuale, portando a 23 il numero dei suoi titoli mondiali nelle discipline veloci. La Danimarca ha dominato la Madison maschile, mentre Lara Gillespie si è imposta nella corsa a punti femminile e Alina Lysenko ha vinto un keirin femminile deciso al fotofinish.

Per l’Italia, il bilancio lascia indicazioni incoraggianti soprattutto nelle discipline contro il tempo, ma anche diversi aspetti da sviluppare nelle gare di gruppo e nella velocità. Con la prima competizione del percorso di qualificazione olimpica conclusa, i risultati di Shanghai rappresentano un primo riferimento per il lavoro che attende la squadra nei prossimi mesi.

Sprint maschile: Lavreysen conquista l’ottavo titolo consecutivo

Harrie Lavreysen ha aggiunto un altro capitolo alla sua straordinaria carriera, conquistando l’ottavo titolo mondiale consecutivo nella velocità individuale e portando a 23 il numero dei suoi titoli mondiali nelle discipline veloci.

L’olandese non era stato il più veloce nelle qualificazioni. Leigh Hoffman, australiano, aveva infatti stabilito il miglior tempo sui 200 metri lanciati con 9.285 secondi, mentre Lavreysen aveva chiuso in 9.426, secondo.

La finale ha però raccontato una storia diversa. Lavreysen ha battuto Hoffman in due manche, imponendosi prima con 0.093 secondi di vantaggio e poi con 0.183. Una vittoria netta, che dimostra ancora una volta come il tempo sui 200 metri lanciati non sia sufficiente a prevedere l’esito di un duello: nella velocità contano anche la gestione tattica, la capacità di accelerare e la scelta del momento in cui lanciare l’attacco.

Più combattuta la finale per il bronzo. Il giapponese Kaiya Ota ha superato Nicholas Paul di Trinidad e Tobago in due manche, con margini di 0.052 e 0.256 secondi.

Per l’Italia, Mattia Predomo ha chiuso al 12° posto, senza riuscire a qualificarsi per i quarti di finale. Il piazzamento nelle qualificazioni dello sprint, dove aveva ottenuto il 13° tempo, resta comunque un riferimento utile nel percorso verso Los Angeles 2028.

Eliminazione maschile: Teutenberg vince con una scelta tattica decisiva

Il tedesco Tim Torn Teutenberg ha conquistato il titolo mondiale nell’eliminazione maschile, precedendo il danese Tobias Hansen e il belga Jules Hesters.

La gara è stata movimentata da due episodi che hanno richiesto grande attenzione da parte dei corridori. Prima, lo spagnolo Xavier Cañellas Sanchez ha forato ed è dovuto rientrare in pista utilizzando la bici di una compagna di squadra. In entrambe le situazioni di pericolo è stata esposta la bandiera gialla, ma la gara non è stata fermata: gli altri atleti hanno continuato a girare e la competizione è proseguita regolarmente.

Successivamente, Matteo Fiorin è scivolato. Cañellas è riuscito a evitare il corridore italiano per pochissimo, dimostrando riflessi notevoli mentre era ancora in sella alla bici presa in prestito. Lo spagnolo è stato eliminato nella volata successiva, mentre Fiorin è uscito poco dopo. Non è possibile stabilire con certezza quanto la caduta abbia influito sulla sua eliminazione, ma l’episodio ha certamente reso ancora più movimentata la gara.

La finale ha offerto invece un interessante duello tattico. Teutenberg ha scelto di impostare lo sprint partendo da una velocità relativamente bassa, sfruttando il rapporto più agile. Ha preso la linea interna e non ha più lasciato la testa, impedendo a Hansen di trovare lo spazio per passare.

Una vittoria costruita non soltanto sulla potenza, ma anche sulla capacità di leggere la situazione e scegliere il momento giusto per accelerare.

L’italiano Matteo Fiorin ha terminato al 15° posto.

Keirin femminile: Lysenko vince al fotofinish

La finale del keirin femminile ha regalato uno dei momenti più emozionanti dell’ultima giornata. Emma Finucane sembrava avere la situazione sotto controllo, ma negli ultimi metri Sophie Friedrich è arrivata in rimonta. Ancora più esterna, Alina Lysenko ha trovato lo spazio per superarle entrambe e conquistare il titolo mondiale.

La classifica finale racconta quanto sia stato serrato il confronto: Lysenko ha vinto davanti alla tedesca Friedrich, seconda a soli 0.006 secondi, mentre Finucane ha conquistato il bronzo a 0.014 secondi dalla vincitrice.

Le prime tre sono state quindi racchiuse in appena 14 millesimi di secondo. Un finale in cui posizione in pista, tempismo e capacità di accelerare negli ultimissimi metri hanno fatto la differenza.
Miriam Vece ha terminato al 31° posto.

Corsa a punti femminile: Gillespie si impone nell’ultimo sprint

La corsa a punti femminile, disputata sui 25 chilometri con dieci sprint intermedi, si è decisa nell’ultima volata, ma la lotta per le medaglie era stata costruita attraverso gli attacchi e i guadagni di giro.

La statunitense Anna Hicks è stata tra le prime a rompere gli equilibri: è riuscita inizialmente a guadagnare un giro sul gruppo, ma in seguito ha perso il vantaggio, chiudendo sesta con nove punti.

In questa specialità, gli sprint assegnano punti importanti, ma guadagnare un giro può cambiare radicalmente la classifica. Lo hanno dimostrato le tre atlete che si sono giocate le medaglie: l’irlandese Lara Gillespie, la danese Amalie Dideriksen e la belga Shari Bossuyt hanno tutte guadagnato un giro con un’azione individuale, costruendo così il vantaggio necessario per entrare nella lotta per il titolo.

La classifica è rimasta aperta fino allo sprint conclusivo. Gillespie, una delle velociste più rapide del gruppo, ha confermato la propria superiorità nel finale, raccogliendo sei punti nell’ultima volata e assicurandosi il titolo mondiale con 42 punti.

Dideriksen ha conquistato l’argento con 37 punti, mentre Bossuyt ha completato il podio con 35. La messicana Yareli Acevedo Mendoza ha vinto lo sprint finale, ma i punti accumulati durante la gara non sono bastati per raggiungere le medaglie: ha chiuso quarta con 13 punti.

Per l’Italia, Rachele Barbieri ha terminato al 12° posto con due punti. È rimasta prevalentemente nel gruppo senza riuscire a inserirsi nelle azioni decisive.

Il risultato ha premiato le tre atlete capaci di fare la differenza con le proprie azioni e di guadagnare un giro. Quando è arrivato il momento di giocarsi il titolo allo sprint, Gillespie ha confermato anche la propria velocità, trasformando il lavoro fatto durante la gara in una vittoria mondiale.

Madison maschile: la Danimarca domina dopo una gara imprevedibile

La Madison maschile è la gara regina del ciclismo su pista e, tradizionalmente, chiude il programma dell’ultimo giorno dei Mondiali. A Shanghai, i 50 chilometri e i 20 sprint hanno regalato una corsa estremamente difficile da seguire, con attacchi continui, guadagni di giro e una classifica che è cambiata ripetutamente.

Fin dai primi chilometri è stato chiaro che non sarebbero bastati i punti degli sprint per vincere. Per restare in corsa per il podio, guadagnare un giro sul gruppo era fondamentale.

L’Olanda apre le ostilità

Con 127 giri ancora da percorrere, l’Olanda ha lanciato il primo attacco. La coppia olandese ha vinto lo sprint e subito dopo è riuscita a guadagnare un giro, portandosi in testa alla classifica. Fino a quel momento, infatti, tutti i punti erano arrivati dalle volate intermedie.

Con 112 giri alla fine, il Portogallo ha risposto con un attacco guidato da Iúri Leitão, campione olimpico della Madison a Parigi 2024 insieme a Rui Oliveira. Italia, Spagna e Francia hanno provato a contrattaccare, ma con 100 giri ancora da percorrere il gruppo si è spezzato in più tronconi e gli inseguitori sono stati ripresi.

Il Portogallo è rimasto invece all’attacco e ha guadagnato il giro con 90 giri alla fine. Nello stesso momento, la Danimarca ha iniziato un’azione in solitaria.

Con 74 giri ancora da percorrere, anche i danesi hanno guadagnato un giro, entrando nella lotta per la vittoria. La classifica provvisoria vedeva Portogallo, Danimarca e Olanda tra le squadre più forti.

Una classifica che cambia a ogni attacco

La gara è diventata ancora più imprevedibile nella seconda metà. Con 58 giri alla fine, la Germania ha guadagnato il giro in un paio di tornate, salendo provvisoriamente al secondo posto.

Poco dopo, con 50 giri ancora da percorrere, anche Gran Bretagna e Belgio sono riuscite a guadagnare un giro. L’Italia, con Simone Consonni e Niccolò Galli, era ancora in lotta per le medaglie e ha conquistato a sua volta un giro, mantenendosi in corsa per le posizioni di vertice.

La difficoltà nel seguire la Madison era evidente anche dalla diretta: il gruppo continuava a frammentarsi, mentre nuovi attacchi modificavano gli equilibri. Anche la Nuova Zelanda sembrava riuscire a guadagnare un giro, mentre la Danimarca continuava a rilanciare.

Con circa 40 giri alla fine, il gruppo era nuovamente sparpagliato. La Danimarca è tornata all’attacco in solitaria con 35 giri ancora da percorrere e ha conquistato il terzo giro con circa 20 giri all’arrivo. Da quel momento, i danesi hanno preso definitivamente il controllo della gara.

Danimarca campione del mondo, Italia quinta

La classifica ufficiale conferma la superiorità della Danimarca, che ha chiuso con 88 punti, grazie soprattutto ai tre giri guadagnati, equivalenti a 60 punti, e ai punti raccolti negli sprint.

Il Portogallo ha conquistato l’argento con 67 punti, mentre la Germania ha completato il podio con 52. Il Belgio ha chiuso quarto con 51 punti, a un solo punto dalla medaglia.

L’Italia di Simone Consonni e Niccolò Galli ha terminato quinta con 40 punti, dopo aver guadagnato un giro e raccolto punti negli sprint. La coppia italiana è rimasta a lungo in corsa per il podio, ma non è riuscita a tenere il passo delle squadre che hanno guadagnato più giri e accumulato un punteggio superiore.

La Gran Bretagna ha chiuso sesta con 32 punti, davanti alla Nuova Zelanda e all’Olanda, anch’esse a quota 32.

La Madison ha confermato ancora una volta che non è sufficiente essere veloci negli sprint: occorre saper scegliere quando attaccare, coordinarsi perfettamente con il compagno e trovare il momento giusto per guadagnare un giro. La Danimarca è stata la squadra più efficace in questo gioco di attacchi e contrattacchi, conquistando il titolo con un margine netto.

Bilancio Italia: buoni segnali nelle prove contro il tempo, lavoro da fare nelle gare di gruppo

I Mondiali di Shanghai hanno confermato la solidità dell’Italia nelle discipline contro il tempo, ma hanno anche evidenziato quanto ci sia ancora da costruire nelle gare di gruppo e nella velocità. Il risultato complessivo va letto considerando sia i piazzamenti sia il contesto di una stagione in cui i punti conquistati nelle competizioni internazionali contribuiscono al percorso verso Los Angeles 2028.

Inseguimento: l’Italia resta ai vertici

La conferma più importante arriva dall’inseguimento a squadre. I quartetti italiani hanno conquistato due medaglie d’argento, sia nella prova maschile sia in quella femminile, dimostrando di essere ancora stabilmente tra le migliori formazioni al mondo.

Anche l’inseguimento individuale ha offerto indicazioni positive. Jonathan Milan ha conquistato il titolo mondiale maschile dopo aver stabilito il record del mondo in qualificazione, mentre Filippo Ganna ha completato il podio con il bronzo. Entrambi hanno confermato il proprio livello in una specialità in cui la capacità di gestire ritmo, potenza e distribuzione dello sforzo è fondamentale.

Nel settore femminile, Martina Alzini è riuscita a raggiungere la finale per il bronzo nell’inseguimento individuale, chiudendo quarta. Pur senza salire sul podio, il suo piazzamento conferma la competitività italiana anche in questa prova.

Il bilancio dell’inseguimento è quindi positivo: i quartetti hanno confermato la loro presenza ai vertici internazionali e Milan e Ganna hanno ribadito la propria forza nelle prove individuali contro il tempo.

Gare di gruppo: segnali da cui ripartire

Nelle gare di gruppo il quadro è più articolato. La Madison maschile è un esempio significativo: Simone Consonni e Niccolò Galli hanno chiuso quinti, con 40 punti, dopo aver guadagnato un giro e partecipato attivamente alle fasi più importanti della corsa.

Per Galli, alla sua prima partecipazione ai Mondiali, era anche la prima Madison iridata insieme a Consonni. La coppia è rimasta al centro delle azioni per gran parte della gara e ha dimostrato di poter competere, anche se è mancato qualcosa per trasformare la presenza nelle fasi decisive in una medaglia.

Galli aveva già dato un buon segnale nella corsa a punti maschile, chiudendo settimo con otto punti. Due prove diverse, ma entrambe utili per mostrare la sua capacità di restare coinvolto nelle gare di gruppo e di confrontarsi con atleti di grande esperienza.

Nelle altre gare di gruppo, invece, l’Italia non è riuscita a esprimere pienamente il proprio potenziale. Elisa Balsamo è stata coinvolta in una caduta nelle prime fasi dello scratch dell’omnium femminile. È riuscita a proseguire e ha chiuso sesta nella classifica generale, ma l’incidente ha inevitabilmente condizionato la sua giornata.

Anche Matteo Fiorin è stato coinvolto in una caduta durante l’eliminazione maschile, terminando la gara al quindicesimo posto.

Rachele Barbieri non è riuscita a mostrare tutto il proprio valore nelle prove di gruppo, chiudendo dodicesima nella corsa a punti femminile e quattordicesima nell’eliminazione. Il suo contributo merita comunque una menzione anche per la disponibilità a mettersi a disposizione del team sprint insieme alle velociste, in un ruolo diverso da quello delle sue abituali gare endurance.

Un altro dato riguarda Martina Fidanza, che ha chiuso quarta nello scratch femminile. Per il terzo anno consecutivo ha terminato questa prova ai piedi del podio, dopo aver già conquistato il titolo mondiale nella specialità. Una continuità che conferma la sua competitività, ma che lascia anche il rammarico per una medaglia sfuggita ancora una volta.

Velocità: esperienza per i giovani e conferme individuali

Nel settore della velocità il bilancio è più interlocutorio. Per l’Italia era anche un’occasione di esperienza per due giovani atleti alla prima partecipazione mondiale: Filippo Cusumano e Matilde Cenci, entrambi impegnati nella prima frazione del rispettivo team sprint.

Il loro debutto va inserito in una prospettiva di crescita: confrontarsi con i migliori al mondo in una competizione di questo livello è un passaggio importante, ma il divario dalle nazioni più consolidate nella velocità evidenzia il lavoro che resta da fare per rendere il settore più competitivo.

Nel chilometro da fermo, Matteo Bianchi ha confermato di essere una presenza costante tra i migliori, qualificandosi ancora una volta per la finale e chiudendo ottavo. Fabio Del Medico ha terminato diciottesimo, ottenendo comunque un riferimento utile nella sua prova.

Miriam Vece ha vissuto una settimana difficile, lontana dai livelli di competitività a cui ci ha abituati. È riuscita a qualificarsi nello sprint, ma non ha superato la fase necessaria per accedere agli ottavi; nel chilometro da fermo ha chiuso undicesima, mancando di poco l’accesso alla finale riservata alle migliori otto. Anche nel keirin non è riuscita a entrare nella lotta per le posizioni di vertice.

I risultati non raccontano però tutto il valore di Miriam. Resta il rammarico per un’occasione mancata di raccogliere punti importanti in ottica olimpica, ma il percorso di qualificazione è ancora lungo e ci saranno altre opportunità per rifarsi.

Per Mattia Predomo, invece, il dodicesimo posto nello sprint e la mancata qualificazione ai quarti del keirin rappresentano un risultato inferiore alle aspettative. La stagione è stata segnata anche dalla caduta nel keirin, un episodio che potrebbe aver influito sulla fiducia e sulla gestione delle situazioni più rischiose. È però importante distinguere questa possibile componente da ciò che si può affermare con certezza: il dato concreto è che Predomo ha ottenuto un buon piazzamento nelle qualificazioni dello sprint, rimanendo in una posizione utile in ottica punti e percorso olimpico.

Il settore della velocità ha quindi mostrato segnali da sviluppare, tra l’esperienza internazionale dei giovani e la conferma di atleti come Bianchi, ma anche la necessità di ridurre il divario rispetto alle nazioni più forti.

Verso Los Angeles 2028: l’Italia c’è, ma il lavoro continua

Questa prima competizione del percorso di qualificazione olimpica ha dato all’Italia indicazioni utili. Nelle discipline contro il tempo, i risultati dei quartetti e dell’inseguimento individuale confermano una base tecnica solida: due argenti a squadre, l’oro mondiale di Jonathan Milan e il bronzo di Filippo Ganna sono risultati che testimoniano la continuità del movimento.

Nelle gare di gruppo, invece, il potenziale non sempre si è tradotto in risultati. Gli incidenti che hanno coinvolto Balsamo e Fiorin hanno condizionato due prove, mentre Barbieri e Fidanza hanno lasciato Shanghai senza riuscire a ottenere il piazzamento che le loro capacità avrebbero potuto permettere. Allo stesso tempo, la Madison di Consonni e Galli ha mostrato che l’Italia può stare nel vivo della corsa e giocarsi le proprie opportunità, con il settimo posto di Galli nella corsa a punti a rafforzare i segnali positivi.

Anche nella velocità ci sono giovani da far crescere, atleti da consolidare e punti importanti da conquistare nelle prossime competizioni. Per Vece, in particolare, Shanghai non ha restituito i risultati che avrebbe meritato il suo potenziale, ma la stagione offre ancora occasioni per recuperare terreno.

La strada verso Los Angeles è ancora lunga e il lavoro da fare riguarda sia la prestazione individuale sia la capacità di trasformare la competitività nelle gare di gruppo in risultati concreti.

Shanghai non consegna quindi un verdetto definitivo, ma una fotografia utile da cui ripartire: l’Italia resta ai vertici nelle prove contro il tempo, ha dimostrato di poter essere protagonista anche nella Madison e deve continuare a lavorare per rendere più competitivi i propri settori nelle gare di gruppo e nella velocità.

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