Rifugio Vazzoler in MTB: il percorso da Listolade a Malga Pelsa

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Il Rifugio Vazzoler è uno di quei posti delle Dolomiti che sembrano fatti apposta per arrivarci in bicicletta. O forse no: la salita, almeno guardandola dalla sella, può far cambiare idea abbastanza velocemente.

Io e mio fratello Andrea siamo partiti da Alleghe e abbiamo raggiunto Listolade, da dove inizia il percorso verso la Val Corpassa. Da lì abbiamo seguito la salita fino al Rifugio Vazzoler e poi continuato verso Malga Pelsa. Io ero in e-MTB. Mio fratello no. E questa differenza, durante la salita, si è fatta sentire parecchio.

DATI DEL PERCORSO
📍 Partenza: Listolade – 691 m
🏔️ Arrivo: Malga Pelsa – 1.836 m
🚵 Bici: e-MTB Focus
📏 Distanza Listolade → Malga Pelsa: 10 km
⬆️ Dislivello tra partenza e quota massima: 1.145 m
⛰️ Quota massima: 1.836 m
⏱️ Listolade → Rifugio Vazzoler: circa 1 h 20 min
⏱️ Vazzoler → Malga Pelsa: circa 25 min
⏱️ Malga Pelsa → Listolade: circa 35 min
🔄 Ritorno: sullo stesso percorso


Il sentiero 555 verso il Rifugio Vazzoler, con le Dolomiti sullo sfondo.


Da Listolade alla Val Corpassa

Il percorso parte da Listolade, poco dopo Agordo, e segue la strada della Val Corpassa verso il Rifugio Capanna Trieste. Questo primo tratto è molto diverso da quello che viene dopo: la strada è asfaltata e sale ripidamente nella valle seguendo il torrente Corpassa.

Capanna Trieste si trova a circa 1.135 metri di quota ed è il punto in cui termina la strada asfaltata e inizia la parte sterrata del percorso verso il Vazzoler.
È proprio qui che inizia il sentiero 555, che sale lungo la Val Corpassa in direzione della Mussaia e del Pian delle Taie. Le descrizioni del percorso parlano di una strada forestale con pendenza abbastanza costante, che passa prima nel bosco e poi si avvicina sempre di più alle grandi pareti del Civetta.


La prima parte della salita nella Val Corpassa.


Capanna Trieste, a 1.135 metri, dove termina l’asfalto e inizia il tratto sul 555.


Il sentiero 555 verso il Rifugio Vazzoler

Da Capanna Trieste cambia completamente il tipo di strada. Si passa al fondo bianco e sterrato del sentiero 555, una carrareccia che sale verso il Vazzoler. La distanza da Listolade al rifugio è di circa 8 km, mentre dal parcheggio di Capanna Trieste restano circa 4–4,5 km e circa 600 metri di dislivello.
Il percorso passa attraverso la zona della Mussaia e raggiunge il Pian delle Taie, ai piedi della Torre Trieste. Da qui il panorama cambia velocemente: le pareti rocciose diventano sempre più vicine e la Torre Trieste domina praticamente tutta la salita.
Ed è anche qui che, almeno per me, è iniziato il dubbio.


La parte più impegnativa della salita, con il fondo ghiaioso e le grandi pareti del Civetta.


La strada non è tecnicamente difficile come potrebbe far pensare il paesaggio. Il problema è soprattutto il fondo. In diversi punti la ghiaia è profonda e poco stabile e, quando la pendenza aumenta, diventa più difficile trovare grip e mantenere una traiettoria pulita.
Le descrizioni del percorso riportano, nel tratto da Capanna Trieste al Vazzoler, circa 600 metri di dislivello concentrati in poco più di 4 km; una relazione specifica per la mountain bike descrive la parte più dura con pendenze medie importanti.

La mia esperienza è stata un po’ diversa da quella che mi aspettavo.
Non lo definirei un percorso da principianti assoluti, soprattutto per il fondo e per alcune pendenze, ma nemmeno un percorso che richieda competenze da rider esperto. Serve soprattutto avere un minimo di confidenza con la bici su un terreno instabile. E, nel mio caso, avere un motore ha aiutato parecchio.


Arrivare al Rifugio Vazzoler

Dopo circa 8 km da Listolade e un’ora e venti di salita, siamo arrivati al Rifugio Vazzoler, a 1.714 metri. Il rifugio si trova sul Col Negro di Pelsa, in una posizione spettacolare tra la Torre Venezia e la Torre Trieste, all’ingresso della Val dei Cantoni.


Il Rifugio Vazzoler, a 1.714 metri.


Qui sarebbe stato perfettamente sensato fermarsi. Noi invece abbiamo deciso di continuare. Perché, ormai che eravamo lì, tanto valeva vedere dove portava la strada.

Dal Vazzoler verso Malga Pelsa

Dal rifugio si continua su una strada sterrata in direzione delle Malghe di Pelsa. Il percorso ufficialmente descritto dal rifugio è di circa 2 km con 150 metri di dislivello e viene indicato come una salita graduale.
Nella realtà, per noi, questa parte è stata più interessante proprio perché il fondo cambia. La strada bianca lascia spazio a tratti più propriamente sterrati e si attraversa anche la zona franosa alla base della Torre Venezia.


La strada dopo il Vazzoler, verso la zona di Pelsa.


Dopo circa 25 minuti dal Vazzoler siamo arrivati nella zona di Malga Pelsa, raggiungendo la quota massima del nostro giro: 1.836 metri.
Qui il panorama è probabilmente la parte più bella dell’intera salita.


La zona di Malga Pelsa, a circa 1.836 metri.


Il breve tratto sotto la Torre Venezia

Prima di arrivare alla parte finale del percorso c’è però un punto che merita una precisazione. Alla base della Torre Venezia il fondo cambia completamente.
Si attraversa un tratto di franamento caratterizzato da rocce e terreno instabile. Le descrizioni dell’itinerario segnalano proprio il passaggio nell’area franosa alla base della Torre Venezia prima della prosecuzione verso Pelsa. Nel nostro caso abbiamo deciso di fare a piedi il tratto più instabile. Sono circa 50 metri: quindi non è un lungo tratto impraticabile, ma in quelle condizioni non aveva molto senso rischiare.


La Torre Venezia vista dal percorso.


Il breve tratto roccioso e instabile sotto la Torre Venezia.


In salita l’ho fatto a piedi. Anche al ritorno. Mio fratello, invece, ha deciso che poteva farlo in bici. E, a dire il vero, guardando il tratto dopo averlo fatto a piedi, penso che avrei potuto affrontarlo anch’io. Ma era da parecchio che non pedalavo veramente fuoristrada e non mi sentivo ancora completamente a mio agio sulla MTB. In quel momento ho preferito non forzare.

Ma com’è davvero la discesa?

Qui arriva la parte che mi ha sorpresa di più. Durante la salita avevo guardato continuamente il fondo. Ghiaia profonda, sassi, pendenze. E mentre salivo pensavo soprattutto a una cosa:
Ok, ma poi questa strada come la scendo?
Ero convinta che la discesa sarebbe stata la parte difficile. Invece no. Una volta iniziata, tutto quello che in salita mi aveva fatto dubitare sembrava molto più gestibile. Il fondo era più facile da leggere, la bici scorreva e, soprattutto, la discesa è durata molto meno di quanto mi aspettassi. Dalla Malga Pelsa a Listolade ci abbiamo messo circa 40 minuti.
A quel punto mi sono resa conto che forse il problema non era tanto il percorso. Era la mia fiducia.


La discesa completa in MTB

Proprio perché volevo vedere com’era davvero quella discesa, avevo montato una Insta360 X5 e ho registrato tutto il tratto. Ho deciso di lasciare il video praticamente così com’è: niente montaggio aggressivo, niente tagli continui. Si vede la mia visuale frontale a tutto schermo, mentre in un piccolo riquadro compare anche la ripresa di me sulla bici.
Durante tutto il video sono inoltre visibili i dati live di velocità, distanza, quota e pendenza.
Quindi, se volete farvi un’idea concreta del fondo e di come si presenta la strada in discesa, questa volta basta premere play.


La discesa completa registrata con Insta360 X5.


Lo rifarei?

Sì. Non perché improvvisamente sia diventata una mountain biker. E nemmeno perché abbia scoperto di essere particolarmente brava sulle discese. Semplicemente perché era da troppo tempo che non uscivo dalla mia zona di comfort sulla bici.
Sono abituata alla strada e alla pista. Sono abituata a pensare alla bici come uno strumento per allenarmi, gareggiare, migliorare un numero o preparare qualcosa. Questa volta no.
Io e mio fratello siamo semplicemente andati in montagna. Abbiamo pedalato, lui ha sofferto parecchio in salita mentre io avevo almeno il vantaggio del motore, abbiamo attraversato un tratto a piedi, ci siamo fermati a guardare le montagne e poi siamo tornati giù.
E alla fine la discesa che mi aveva fatto paura durante tutta la salita è stata probabilmente la parte più divertente. Forse la prossima volta mi fiderò un po’ di più di me stessa.

Sul percorso, però, una cosa la direi chiaramente: non è la difficoltà tecnica a renderlo impegnativo, ma la combinazione tra pendenza e fondo instabile.
E se decidete di affrontarlo in bici, informatevi sempre sulle condizioni e sulle regole di accesso in vigore al momento della vostra uscita, perché la regolamentazione del tratto del 555 non è descritta nello stesso modo da tutte le fonti attuali.

Per il resto, preparatevi a una cosa molto semplice:
una salita che sembra non finire mai e una discesa che, una volta iniziata, finisce molto prima di quanto vorreste.

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